La “originale” cura

Imparare a “esercitare la calma” è il vero e misconosciuto princìpio irrinunciabile che sta alla base della “Originale Cura” per guarire la vista difettosa e lo sforzo mentale cronico a essa associato, come spiegato nel libro originario del Dott. Bates “VISTA PERFETTA SENZA OCCHIALI” .

La “Originale” Cura della Vista secondo W. H. Bates è un percorso di “esercitazione alla calma”, per dirla con Elsabeth Friedrichs (vedi “ILFALCO NUMERO 22”), che si attua attraverso il senso della vista.  Nel corso della cura, tutti i momenti di nervosismo, di riacutizzarsi dello sforzo, sono tutti momenti, altrimenti detti “ricadute”, che andrebbero sfruttati per praticare questa “esercitazione alla calma”.  Perciò, chi vive queste ricadute, non si scoraggi ma le accolga come momenti per dimostrare a se stessi la propria intelligenza e bontà d’animo.

Moltissimi, direi quasi tutti, di coloro che iniziano “La Cura” e tolgono gli occhiali, accettano l’idea che sia possibile guarire dalla vista imperfetta, ma poi non praticano l’esercizio della calma di fronte alla stessa vista imperfetta, preferendo vederci male e sforzarsi di vedere bene piú che guarire.  Poi ci si stupisce se sulla sedia dell’oculista davanti alla tabella di controllo la visione è assai scarsa e le diottríe misurate sono le stesse degli ultimi occhiali, o c’è poca differenza, non degna di nota.   Ogni tanto qualcuno telefona in Redazione e racconta questi tristi episodi, e da parte nostra sorge spontanea una domanda:  «Scusa ma tu che cosa hai fatto veramente per rimediare a questo problema della tua vista difettosa?».  La risposta è sempre:  «Niente».   E quindi si va avanti in questa strana “nebbia della vista imperfetta” nella quale arrivano, quando “non servono”, i famosi lampi di vista normale, aspettando che prima o poi la cura accada da sé.

È opportuno quindi precisare quanto segue:

1)  Una buona base di partenza

Il modo di fare appena descritto, e cioè togliere gli occhiali e abituarsi a vedere “male”, ovvero aspettare che la cura accada da sé, è pur sempre una ottima base di partenza, ed è sempre meglio che continuare con gli occhiali.  È addirittura anche meglio di sforzarsi di fare qualche “esercizio” mentre si continuano a usare gli occhiali, saltuariamente o piú continuamente (non vi è infatti cosa peggiore di questa ultima!).

2)  Esercitare la calma davanti alla Tabella

Un periodo quotidiano di 5, 10, 30 minuti o piú, davanti alla Tabella di Controllo di Snellen, a varie distanze e con varii tipi di tabelle, è un requisito essenziale per dare la possibilità al nostro cervello di “esercitare la calma” in un ambiente “protetto” usando il segnale visivo come retroazione per controllare il livello di calma raggiunta.

Tabelle di Snellen e PienaLuceLED 18 watt a fascio stretto
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3)  La Luce è necessaria

Una verifica periodica di quanta luce naturale o artificiale (preferibilmente come quella delle lampade PienaLuceLED™ presentate in questo sito) raggiunga i nostri occhi durante l’intera giornata di veglia è pure essenziale per capire se non sia il caso di prendere dei provvedimenti.  È infatti assodato e verificato che l’occhio ha bisogno di luce, non soltanto la forte luce del sole, quando si usa la “lente solare” per il trattamento con il sole e per poi rimirarlo direttamente secondo le istruzioni e con discrezione, ma anche quando si usano gli occhi per lavoro o per studio.  Ebbene, chi farà questa verifica scoprirà che molta della sua vista imperfetta dipende dalla condizione di buio cronico, e quindi sofferenza mentale e fisica, alla quale ci si è assuefatti.  È impossibile pretendere che l’occhio si rilassi e il cervello si calmi se la condizione di penombra e di povertà energetica a cui si è sottoposti non viene interrotta e rimediata cercando di illuminare molto di piú i locali in cui viviamo.

4)  Rimuovere le influenze negative

L’influenza di persone con vista difettosa, anche lieve, è pure una condizione di forte ostacolo alla cura.  Chi vive con familiari o amicizie intime o amanti che hanno vista difettosa può tranquillamente dire addio a ogni speranza di miglioramento che sia degno di essere chiamato con questo nome.  Purtroppo questa è una verità di fatto, non ci risultano eccezioni.  L’influenza dello sforzo mentale inconscio che contagia il candidato alla vista perfetta è talmente subdola e disabilitante che uno non ci crede.  Non soltanto si rimane contagiati – nell’interagire con queste persone – dal loro modo di usare gli occhi, ma ci si sente anche, ed è peggio, profondamente toccati nel subconscio da messaggi subliminali che dalla controparte arrivano e che sono di questo tenore:  «Ma che fai, non vedi un tubo, ma mettiti gli occhiali, non vedi come faccio io?, sei proprio un cretino, un deficiente, come fai a credere in queste cose, non è mai guarito nessuno».  Quando una formica viene schiacciata inavvertitamente da un elefante, non è mai successo che la formica avesse la forza di ribaltare l’elefante.  Non vogliamo affermare che questo sia impossibile, ma fino a ora non è mai stato osservato, quindi invitiamo il lettore che si trovasse in questa difficile situazione di scendere a patti con il disagio e cercare di rimediare in qualche modo.

Per concludere…

La Cura della Vista secondo il Sistema Bates Originario™ è un favoloso strumento di auto-conoscenza che può funzionare da guida per il riscatto personale, per trasformare il male della sfortuna di aver subíto la prescrizione di lenti, magari nell’età dell’innocenza, in un bene che ci fa crescere ed evolvere verso stati di coscienza piú umani e sensibili.  È una sorta di “pietra filosofale” che trasforma i dubbi e le incertezze della vita quotidiana in momenti di serena contentezza nei quali si percepisce il mondo per quello che è e non piú per quello che uno pensa che esso sia, differenza fondamentale che sta alla base di ogni conquista interiore di libertà.

Praticando l’esercizio della calma ogni giorno per pochi minuti davanti alla Tabella di Controllo di Snellen, o magari davanti alla stampa microscopica fornita sulle pagine de “IL FALCO”, il lettore si rende subito conto che è stupido mancare questa grande occasione, non soltanto di curare la vista difettosa ma anche e sopra tutto di curare quel malessere dell’anima che ci avvolge tutti e che invece non è per nulla necessario, e andrebbe abolito immediatamente.

Rishi Giovanni Gatti

originariamente pubblicato il 12 maggio 2007
ultimo aggiornamento: 14 agosto 2013
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